Il ritratto

IL RITRATTO

Un giorno un tizio contattò un pittore

perché voleva fasse fa un ritratto:

“Me devi fa più bello de un attore

e co’ lo sguardo di un grande adescatore.

Lo voglio fa’ seduto su uno scranno

di legno antico, come un re normanno,

vestito con un mantello de velluto

e co’ l’atteggiamento pettoruto,

perché li posteri che me guarderanno

sortanto tutto questo troveranno,

e ripensanno a chi era l’antenato

diranno: questo era il blasonato

de la famijia tutta quanta intera,

è stato pe’ noi tutti ‘na bandiera”.

“Va beh”, je risponnette quell’artista,

“Er prezzo è questo compreso er costumista,

er trono e tutto er resto che ha richiesto,

so’ trenta scudi senza chiedeme er resto”.

“Er prezzo a dire er vero è un poco esoso

ma ve li do contento e fiducioso

de la bravura vostra e der pennello

che me farà dopo la morte ancor più bello”.

Pagata allor che fu quella parcella

il bravo artista se ritirò in cappella

di un monsignore, vecchio ed imbranato,

un vecchio amico a lui molto legato;

se fece prestà scarpe e poi er mantello

e pure del pievano il suo cappello,

un fiocco lo levò dalla madonna

che stava in mostra sopra ‘na colonna.

Er giorno dopo andò a trovà quer tizio

mostrannoje ‘sta roba da patrizio:

tutto de lusso appartenente ar principe

che dalla Chiesa fu tutto messo all’indice

perch’era un cavalier troppo focoso,

Impazzivano le donne col suo coso.

Al che il povero tizio un po’ incantato,

a quel lignaggio non abituato,

indossò tutto quell’abbigliamento,

se mise a sede con il cuor contento,

stette le ore fermo pe’ l’artista,

strabuzzò l’occhi ma non usò la vista

e quanno poi la tela fu finità

un corpo je seccò la propria vita,

quanno che vidde finarmente chiaro

quello che aveva fatto quer somaro.

In testa quer cappello tutto nero

sembrava un copricapo da sparviero

e quer mantello poco sopraffino

sembrava proprio quello de un becchino.

E co’ quer fiocco messo sopra un braccio

assomijava a un guitto da strapazzo;

le scarpe nere con la fibbia rotta

facevano ride pure ‘na cocotta,

viziate dall’età svettavano all’insù

facevano ribrezzo pure alla servitù.

La storia de ‘sto povero scudiero,

piumato e bello e pure tanto austero

che se credeva d’esse ‘n cavaliere,

finì co’ l’essere buttato in un braciere

perché l’eredi sua de bassa lega

de appartnenè più su nun ie ne frega,

pensanno che se gode come sei

lascianno la superbia solo agli dei!

18-09-2016

 

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